I cibi raccontano i luoghi

I cibi raccontano i luoghi

“Fai ciò che puoi, con ciò che hai, nel posto in cui sei.” [Theodore Roosvelt]

Parlando di promozione territoriale e prima ancora di creazione di una destinazione turistica, cosa si può fare partendo da ciò che si ha, affinché il luogo in cui viviamo possa trarre un beneficio economico e di qualità della vita dal turismo?

E’ una domanda che mi faccio spesso da anni, soprattutto cercando di capire perché territori, tutto sommato simili tra loro, magari anche confinanti, parlando di turismo, sono così distanti.

Dove sta la differenza? Nelle risorse naturali? Nelle risorse economiche? E se stesse prima di tutto nelle persone? Nel loro modo di affrontare le situazioni, nella loro capacità di cogliere opportunità là dove altri vedono solo problemi?

Chiunque abbia un po’ di confidenza con la comunicazione, il concetto che da ogni crisi nascono nuove opportunità lo ha sentito ripetere spesso. Eppure a crederci veramente siamo davvero in pochi.

A Saturnia, qualche settimana fa, il maltempo ha parzialmente danneggiato le Cascatelle, un luogo molto frequentato e molto bello da vedere. Nella zona sono considerate una risorsa molto importante per il turismo e quindi il danno è stato immediatamente percepito come elemento molto negativo.

Questo è un esempio di come la presenza di un elemento “facile da vendere” può far perdere di vista tutte le altre ricchezze di cui si dispone, facendo venir meno l’abilità nel proporle come valida alternativa al turista.

E allora come si recupera questa abilità? Partendo dall’elenco delle cose che ci circondano e dalla ricerca dei bisogni che potremmo soddisfare con ciò che già esiste, se solo imparassimo a valorizzarlo e a proporlo.

Ma cosa vuol dire dare valore a qualcosa? Vuol dire comprenderne le potenzialità, anche quelle inesplorate, ricostruirne la storia, gli usi che ne sono stati fatti nel tempo. Non vale solo per gli edifici o gli oggetti ma anche per i luoghi. Avete mai pensato a come è possibile riscoprire la cultura di un luogo attraverso il cibo?

Mangiare non è solo nutrirsi, è convivialità, aggregazione, scambio, crescita. Il cibo è un potente aggregante e quindi perché non renderlo protagonista di nuove esperienze da costruire e proporre in alternativa all’unica cosa fin qui percepita come attraente per il turista?

Ed ecco che un fatto, inizialmente percepito come elemento negativo, in realtà potrebbe dar vita a nuove opportunità, permettendoci di fare molto di più con ciò che abbiamo, proprio qui dove siamo.

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